Il palazzo Trapaci-Genoese, insediato nell'isolato
compreso compreso tra il Corso Garibaldi e le vie Diana, Belvedere (oggi via
Zaleuco), Fortino, in uno dei lotti più prestigiosi della città, perchè nel
800, si sono realizzate numerose residenze e immobili di enorme pregio
architettonico.
La lettura comparata, delle successive
trasformazioni del palazzo, Trapaci-Genoese
a partire dall'800 per raggiungere lo stato di fatto, consente di
leggere i percorsi architettonici con le rispettive tecniche antisismiche.
Dai disegni a noi pervenuti è possibile capire, che
sull'isolato in questione esistevano due edifici paralleli tra loro è separati
da un'asse viario interno di proprietà, largo circa cinque metri e chiuso da
una cancellata.
Entrambi gli edifici appartengono a Domenico Genoese
, esistente già nel 1873.
Pur presentando notevole affinità, i due palazzi
rilevano alcune differenze tipologiche e
linguistiche.
La configurazione di prospetto Ottocentesco, con una
orizzontalità accentuata dalle linee delle bucature, dei balconi e dei
marcapiani per finire al bugnato del basamento.
Si cerca di semplificare, i tre prospetti secondari,
mentre il fronte principale, su Corso Garibaldi, si rievoca i modelli delle
facciate Romane, con elementi decorativi di carattere storico artistico, come
il bugnato del basamento alle paraste binate.
Se si effettua una comparata con le piante del
l'Ottocento e quella del progetto del 1915, per il quale il committente si
rivolse a uno studio tecnico napoletano, Ing. V. Pantaleo e T. Cotronei. I
quali effettuano degli interventi su via Belvedere, sembrano legati a una
riorganizzazione funzionale e non strutturale. Più complessa, invece la
soluzione di progetto per l'edificio che si affaccia su Corso Garibaldi, dove
si evidenziano trasformazioni di carattere funzionale e strutturali.
La corte interna viene eliminata, con l'inserimento
di due piccoli cortili e di un corpo scala principale. Le modifiche interno
comporta una correzione del ritmo delle bucature portando un rinnovamento
totale delle facciate secondo uno stile Liberty.
Questo progetto pur essendo stato approvato dalla
commissione edilizia, non venne mai realizzato.
Pochi anni dopo fu redatto un nuovo progetto firmato
dagli ingegneri Zerbi e Pertini, che rispondono sia al Regolamento Edilizio e
alle normative antisismiche, utilizzando per il progetto il cemento armato.
Il nuovo progetto trasforma i due corpi di fabbrica,
in un unico palazzo che occupa l'intero isolato da via Belvedere al Corso
Garibaldi.
L'ingresso avviene attraverso due androni simmetrici
posti lungo le vie trasversali, cosi il prospetto principale su Corso
Garibaldi, veniva addebito a magazzini, che dal punto di vista economico,
sicuramente più redditizi.
I due androni conducono ai due corpi di scala e alla
corte centrale, con volte a cassettoni con diffusa presenza di colonne e
paraste di stile classico.
Tutti questi elementi architettonici sono tipici
dell'eclettismo, Reggino degli anni 20 a
cui non è estraneo l'eco di temi Barocchi e settecenteschi.
Tutto ciò si nota maggiormente negli stucchi, nei
festoni, nella ricca articolazione delle facciate, in cui diventa elemento
dominate l'ordine gigante delle paraste poste a sorreggere il grande timpano
curvilineo che si spezza per accogliere
l'altro timpano, questo mistilineo della monumentale edicola del balcone.